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Storia

La denominazione “Istituto Geriatrico Carlo Louisa Grassi” è subentrata dal mese di marzo 1998, sostituendo la precedente denominazione “Ospizio di Mendicità” e conformandosi così, in modo più idoneo, ai moderni principi della più recente assistenza socio-sanitaria erogata dall’Ente.

Nascita dell'Istituto.

L’Ospizio di Mendicità di Viadana viene eletto ad Ente Morale (oggi persona giuridica) con Regio Decreto nel 1879. Gli inizi furono difficili. Il numero esiguo dei ricoverati in rapporto all’importanza de Comune era giustificato da difficoltà economiche per le quali, la Congregazione di carità di Viadana fu costretta a respingere molte delle richieste. Da qui la necessità di reperire nuovi fondi presso il Monte di Pietà che, assumendo sempre di più le caratteristiche di Istituto di Beneficenza, quando nel 1918 cessò completamente ogni attività pignoratizia, continuò ad erogare le rendite derivanti dal suo patrimonio a favore dell’Ospizio.

Lascito testamentario del Cav. Carlo Grassi.

Successivamente, il Sig. Cav. Carlo Omobono Grassi, con testamento olografo, dispone che alla sua morte (avvenuta nel 1901) venisse nominata come erede universale per la nuda proprietà dei propri beni, la Congregazione di Carità di Viadana affinché, alla morte della moglie (usufruttuaria), fosse fondato un Istituto a luogo di ricovero per vecchi poveri abbandonati di ambo i sessi da intitolarsi a suo nome e a quello della moglie, cioè “Istituto Carlo Louisa Grassi”.

L'Istituto diventa una "organizzazione" e cambia pelle.

Le disposizioni testamentarie sopracitate contribuiscono a far prendere coscienza di un profondo mutamento in atto: l'Istituto diventa a tutti gli effetti una “Organizzazione” e l’obiettivo da ricercare è la qualità della vita degli Ospiti, non più la mera assistenza. Allontanare e ridurre lo stato di sofferenza dando la possibilità ad ognuno di sentirsi “vivo” in modo gratificato e motivato. Il senso moderno dell’assistenza è compartecipazione e promozione che aiutano l’anziano ad uscire dalla triste mentalità indotta dalla solitudine e dall’emarginazione per divenire il responsabile di se stesso, mobilitando le energie profonde della sua totalità psico-fisico-morale verso la salute, il benessere integrale.

Bisogna che gli anziani possano fare più spesso le cose che vogliono fare e che ciò che fanno piaccia loro di più, affinché costruiscano da se stessi il mondo che permette loro una vita serena, dignitosa e piacevole. Accettando una simile impostazione la collaborazione di coloro che operano nell’Istituzione acquista un significato profondo, innovatore e creativo teso ad affrontare i problemi in un’ottica proiettata nello scenario futuro previsto.

L’essenziale è che siano ben definiti i compiti, le finalità e le relative responsabilità e che si cerchi di collaborare nello spirito partecipativo teso soprattutto al benessere dell’anziano, di ogni singolo uomo nella sua integrità per conservare la dignità di persona libera ed inserita nel vivere civile, valorizzandone gli aspetti e le risorse più nobile: esperienza, saggezza, cultura, equilibrio e tempo libero. Per cultura della terza età si intende quindi la consapevolezza del compito che la società è tenuta ad assolvere nei confronti dell’anziano delle garanzie e protezioni che è tenuta ad assicurargli, dei diritti e del prestigio che è tenuta a conservargli. Tale cultura, purtroppo, non sempre è figlia del nostro tempo ma si intende che il nostro tempo ha bisogno di questo tipo di cultura per ristabilire equilibri fondamentali nella nostra società e continuare l’opera che generosi e sensibili benefattori quali il Cav. Carlo Omobono Grassi hanno impostato ed attuato, catturandone lo spirito più profondo.